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Discorso di conclusione del V capitolo provinciale

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Jacarepaguà, 19 settembre 2009,

Carissime Madri,

 

il V Capitolo della Provincia “Nossa Senhora do Rogate”, iniziato il 14  c.m.,  e’ giunto alla sua tappa conclusiva e di questo innanzitutto ringraziamo il Signore.

Guidate dallo Spirito Santo, invocato in particolar modo all´inizio, abbiamo vissuto insieme giorni di intensa preghiera, di riflessione, di fraterna comunicazione respirando un clima di vera fraternità, che ciascuna di noi con il suo apporto ha contribuito a realizzare. Possiamo dire che le giornate di lavoro e di studio hanno fatto emergere quanto a ogni Figlia del Divino Zelo qui presente stia a cuore l’Istituto, la Provincia, ogni consorella, tutte animate dalla certezza di aver ricevuto un grande dono di Dio, la vocazione alla sequela di Cristo, Divino Rogazionista, e dal desiderio di rispondervi con generosità e con fedeltà creativa.

Il tema del Capitolo “Discepole missionarie nel Rogate” illuminato dalla parola della Scrittura “Riempite le giare”  (Gv 2,7),  che segnerà il cammino della Provincia nei prossimi tre anni, e su cui in questi giorni l´Assemblea ha dato il suo peculiare apporto, suggerisce alcune riflessioni che vorrei affidare a ciascuna di voi e a tutte le consorelle della Provincia.

Se vuoi …

Il  se vuoi  evangelico di Gesù (cfr Mt 19,21) che abbiamo sentito all´inizio della nostra storia di amore con Lui lo continuiamo ad ascoltare nel profondo del nostro cuore, consapevoli che la risposta alla vocazione religiosa è sempre una risposta di amore, libera e ricca di amore, vissuta con una fede granitica ed animata da una speranza che non delude.

Se vuoi …”, ci ripete ancora oggi il Signore Gesù!

E noi abbiamo detto, e ripetiamo, il nostro: "Sì, lo voglio" così come, nel rito della professione religiosa, ciascuna di noi ha solennemente sancito.

Da una parte il nostro avere risposto "Sì" suggella la vocazione ricevuta e accolta; dall'altra, la consacrazione conferma l'intervento dello Spirito di Dio. Una chiamata e una risposta aventi come agente lo Spirito che ancora oggi agisce nella Chiesa, nell’Istituto, nella Provincia, nelle nostre Comunità, in ciascuna di noi e compie meraviglie.

Il rapporto che si instaura tra Gesù e noi è un rapporto che svela la vocazione, la chiamata di ognuna di noi. La finalità di questa chiamata è quella, come ci ricorda Marco (3,14), di  "stare con Lui", ma anche quella di essere mandate a predicare, a insegnare, a curare la messe numerosa e matura, con un cuore orante in obbedienza al Rogate di Cristo (cfr Mt 9,35-38). Una chiamata, una missione, una comunione frutto della sequela.

Ci tengo a precisare che la sequela diventa missione, non perché è necessario fare qualcosa, ma perché il Signore che chiama a seguirLo, chiama inviando i chiamati. Vi è dunque una correlazione consequenziale tra sequela e missione; la sequela ci pone già in missione e quest'ultima non potrebbe dirsi tale se non frutto della sequela.

La fedeltà a seguire Gesù e il suo Vangelo provoca nella nostra vita un capovolgimento di valori: il Signore prevale su tutto; sulla famiglia, sugli affetti, sui beni, sul lavoro  e ci sentiamo disponibili a rispondere all’imperativo di lasciare tutto e immediatamente …

L'andare dietro Gesù non ammette ritardi, ripensamenti, tempi dimezzati, a mezzo servizio, ma pretende una vita a tempo pieno.  Le esigenze della sequela sono radicali e rispondono all’imprevedibile volere di Gesù stesso, il quale vede sempre "oltre" ciò che molte volte a noi sembra incomprensibile, un’esigenza, quella della sequela, che chiama a porre nelle dovute distanze tutto ciò che potrebbe ostacolare la missione, fossero anche quelli di casa (cfr Mc 3,19.31-34, Lc 2,49-50). Tutto ciò  “a causa mia e del vangelo” (Mc 8, 35).

È questo il nucleo essenziale della radicalità evangelica: l´amore appassionato per Cristo e l’affidamento di sé a Lui, sempre e in qualunque avvenimento, sia  di gioia che di dolore, non possono che essere assoluti e incondizionati, anche se la distanza da percorrere resta sempre più lunga di quella già percorsa.

La sequela nella Vita religiosa si realizza nel riproporre in sé  la vita che Gesu`, il Figlio prediletto del Padre, ha vissuto incarnandosi e questo avviene attraverso i Voti di castità, povertà e obbedienza. Sono tre dimensioni profonde del nostro essere che  desideriamo donare a Cristo perchè solo a tale condizione possiamo essere riempite di Lui. L’esigenza di tale impegno richiede pertanto da ciascuna di noi una continua verifica.

Interrogarci sulla castità, infatti, è esaminarci sull’esperienza che ognuna di noi ha al seguito del Cristo del Rogate. E’ Lui che ha tutto da darci e quello che ha da darci è come  “il vino nuovo” che deve fermentare tutta la nostra vita, darci energia, ebbrezza, gioia e non può esser messo in otri vecchi. Ognuna di noi  deve interrogarsi sul tipo di contenitore che è la sua vita, il suo cuore, la sua volontà, deve interrogarsi sulla qualità dei rapporti fraterni, sulla fedeltà… e, di conseguenza, sulla sua testimonianza in comunità e fuori. 

La povertà parla alla nostra coscienza e pertanto ognuna di noi deve chiedersi quanto è viva la propria consapevolezza riguardo ai beni che il Signore le ha affidato e quanto le sta a cuore  l’interesse per le situazioni e per le cose, perché si usino e si evolvano nella giusta direzione. A volte può esserci un po’ di incuria e di irresponsabilità per i beni comuni o della singola persona. Dobbiamo diventare più sagge, più amabili, più affidabili, più accoglienti e generose di fronte alle attese delle consorelle e dei poveri che vogliono trovare in noi  sorelle di vita e di cammino. Non portiamoci dentro tanti pesi inutili!

Certamente è sempre difficile parlare di obbedienza, di quella realtà fatta di attrazione e di tensione che sono le caratteristiche di questo voto. Sappiamo che l’ossatura della vera obbedienza è la  stessa della fede.  Infatti, credere in Dio non è forse ascoltare e rispondere, fidarsi e donarsi, accogliere e offrire?  Purtroppo spesso distinguiamo ciò che, a nostro parere, è giusto da quello sbagliato, ciò che è importante da quello che è secondario e ci comportiamo di conseguenza. Dobbiamo chiedere al Signore maggiore fede, perché essa entra nella nostra obbedienza più di quanto immaginiamo.

In merito al Quarto Voto, so che ognuna di voi sente verso di esso un amore profondo, tutte cercate di resistere all’assedio delle esteriorità che ha l’unico scopo di distrarvi dall’impegno che Gesù stesso ci ha indicato nel suo Vangelo: gridare ai grandi e ai piccoli che solo in Gesù c’è la salvezza e invitare grandi e piccoli a pregare perché in ogni parte del mondo vi siano “voci” che annunzino questa verità.

Un altro tratto evangelico della vita religiosa, su cui mi sembra opportuno soffermarmi anche se brevemente, è la vita fraterna, la concretezza di una fraternità, in cui delle normali creature mettono a nudo la loro individualità, dimenticano la possibilità di carriera, titoli accademici, diversità di provenienza riconoscimenti personali per provare a se stesse che si può vivere in schietta e semplice fraternità, prossime a tutte, mai estranee, mai nemiche, mai disinteressate al volto dell’altra perché è lì che scorgiamo una scintilla del volto di Dio.

La comunità religiosa è frutto dello Spirito Santo e partecipazione alla comunione trinitaria. Da questa convinzione scaturisce l'impegno di ciascuna di noi a sentirsi corresponsabile della vita fraterna, per manifestare in modo chiaro l'appartenenza a Cristo, che sceglie e chiama a vivere insieme da Sorelle nel suo nome e con il suo zelo.

La comunione fraterna è costruzione progressiva e continua, tra slanci e cadute, di uno stato di perfezione da considerarsi sempre come obiettivo da raggiungere nel corso di tutta la vita e che oggi porta il peso di un contesto culturale difficile.

La  tendenza all'autonomia e alla indipendenza  per un verso ha valorizzato la persona e le sue iniziative, ma peraltro ha causato pericolose deviazioni: il culto dell'individualismo e della propria libertà, il rifiuto dell'autorità, la resistenza a rinunziare alla propria volontà e alle proprie idee per piegarsi alle esigenze e agli impegni di un progetto di vita comunitaria.

La stessa  emancipazione della donna  ha condizionato profondamente la vita religiosa, generando atteggiamenti di rivendicazione di diritti, soffocando l'umiltà e la mortificazione del proprio io.

 La stessa  presenza dei mass-media  nella vita religiosa, se da un lato permette una maggiore presa di coscienza delle problematiche esistenti e la ricerca di soluzioni cristiane e fattive alle tensioni del mondo, ha, però, svilito le relazioni all'interno delle comunità e allentato quel clima di raccoglimento che deve caratterizzare ogni comunità religiosa.

I  bisogni della messe  hanno dato, senza dubbio, origine a nuove iniziative sulla spinta dell'esigenza di attualizzare il carisma, ma al tempo stesso hanno generato alcuni contraccolpi negativi: si è soprattutto privilegiato l'impegno apostolico rispetto alla dimensione contemplativa ed ai diversi momenti comunitari che caratterizzano la vita religiosa.

Il  processo di democratizzazione che ha portato alla creazione di nuove strutture di governo della vita religiosa, implicanti una maggiore partecipazione dei singoli, ha favorito da un lato il dialogo, la corresponsabilità, i rapporti interpersonali, ma anche, sull'onda dell'individualismo, ha messo in crisi, talora, il significato, il valore e la funzione dell'autorità con ripercussioni sulla vita fraterna.

Il contraccolpo più immediato si verifica sui modi di relazionarsi, di operare da un'ottica trascendente a un'ottica umana: riemergono prospettive e valutazioni personali, le critiche, la ricerca del proprio io, la non disponibilità al perdono, il considerare il proprio operato in senso assoluto come un fatto individuale e non comunitario.

E’ urgente, allora, riscoprire il valore trascendente della comunità religiosa e la sua origine soprannaturale, che ne hanno  determinato la costituzione e ne regolano la vita, il senso ed il significato della Chiesa e del mondo. Dice il Padre Fondatore:  "Una comunità religiosa è una famiglia: ma una famiglia differente da tutte le famiglie del mondo, le quali sono formate dai vincoli del sangue.  E' una famiglia evangelica il cui sangue è la religione, i cui vincoli sono la Fede e la  Carità, la cui vita è il sacrificio per amore di Dio e del prossimo" (Sermoncini 1° luglio,  vol. I,  p. 85).

E’ chiaro che la fraternità non si costituisce solamente su un piano orizzontale di rapporti. Non bastano la simpatia o l'affinità a costruire la fraternità: è imprescindibile la linea  verticale, con il suo riferimento a Dio come padre. Perché ci sia fraternità è necessaria, dunque, questa verticalità, non solo l'esperienza di un rapporto orizzontale.

L'essere sorelle non dipende da una scelta, ma da un'accoglienza.  Se fra amici ci si può scegliere, fra sorelle ci si deve accogliere; o ci si accetta, o ci si rifiuta. Nella fraternità il fondamento della relazione non è l'elezione, ma l'accoglienza. Si può ancora approfondire questo elemento con una terza osservazione: perché ci sia fraternità devo riconoscere l'altra come sorella.

Questo significa che l'esperienza della fraternità non rientra nell'ambito di ciò che posso produrre con la mia volontà, con lo sforzo delle mie mani o con la fantasia della mia intelligenza; ha sempre la dimensione di un dono che mi precede e dunque anche la dinamica di una vocazione che mi chiama e mi interpella personalmente.

L'amore reciproco è amore teologale perché scaturisce dall'unico amore per Dio e per le sorelle. Dice ancora il Padre Fondatore: "Insieme a questo santo amore, quello per Dio, avrò il più sincero rispetto considerandole in Dio sommo Bene che le ha create, che le ha redente col Suo Sangue preziosissimo e le destina al suo eterno possesso... "  e ancora  "Ognuna riguardi l'altra come amatissima in Gesù Cristo".

E ancora scrive:  "Le suore si rispetteranno e si ameranno in Gesù Cristo con puro amore di carità, semplice, cordiale e gentile. Si compatiranno l'un l'altra e conserveranno tra di loro la pace e la concordia, discacciando come tentazione del demonio ogni pensiero contrario ed ogni risentimento. Nessuna si parlerà dell'altra, nessuna si meraviglierà dei difetti dell'altra. Si aiuteranno a vicenda nei limiti della santa ubbidienza e ognuna pregherà per l'altra. Se alcuna avrà offeso un'altra le chiederà umilmente perdono e l'altra di ricambio farà lo stesso ".

Costruire comunità fraterne è il banco di prova, il dono che il Signore vuole farci in questi prossimi anni in cui l’acqua delle nostre difficolta relazionali con la sua grazia Egli trasformerà in vino nuovo, ossia in rapporti  fraterni nuovi.

Il Capitolo ha dato in questi giorni sagge indicazioni ed orientamenti che attendono di essere messi in atto con la doverosa premura. Esse saranno il segno di un amore appassionato per il Signore e daranno consistenza alla nostra stessa missione perchè in questo modo daremo testimonianza efficace dei valori che proponiamo agli altri con la nostra vita. Tocca a ciascuna, nella docilità allo Spirito Santo, accoglierne le sollecitazioni e operare quanto il Signore si aspetta da noi, a beneficio della messe.

Il versetto evangelico, che ha illuminato il tema del Capitolo “Riempite le giare”, conserva un suo valore sempre attuale  per ciascuna di noi. Esso esorta ad avere fiducia nell’ opera di Cristo, senza esitazione, soprattutto quando non si comprendono il senso e l’utilità di quanto Egli ci domanda o di quanto permette che avvenga.

Ed ora in conformità alle nostre Costituzioni  proclamo la nomina del nuovo Consiglio della provincia “Nossa Senhora do Rogate” per il triennio 2009-2012:

 

Madre M. Eli Milanez                 Superiora provinciale

                        Suor Edna  Maria Alves            prima consigliera

                        Suor M. Alzenì Borba               seconda consigliera e Vicaria

                        Suor M. Helena de Sousa         terza consigliera

                        Suor M. Jusara dos Santos      quarta consigliera

Suor M. Vitória de Souza          economa

 

Ringrazio Madre Inez e le consorelle del Consiglio uscente per la qualificata opera svolta a servizio della Provincia e dell’Istituto. A Madre M. Eli i miei più fraterni auguri perché la nomina per il prossimo triennio possa ulteriormente confermarla nella dedizione alle consorelle e alla vita della Provincia; esprimo auguri anche alle Consigliere perché insieme possano camminare nella novità di vita.

Ed ora con la benedizione di Sant’Annibale, nostro padre Fondatore, e della Venerabile Madre Nazarena, dichiaro ufficialmente chiuso il V capitolo della provincia “Nossa Senhora do Rogate”.

Unite nella spiritualità, nella fraternità, nella missione e con l’assistenza costante di Maria, nostra divina Superiora e Madre,  prima e principale maestra della preghiera cristiana, vi abbraccio tutte.

                     

                                                                                Madre M. Diodata Guerrera

                                                                                         Superiora Generale

 
 
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