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HABEMUS PAPAM FRANCISCUM

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Auguri al Santo Padre

Roma, 14 marzo 2013

 

 

Beatissimo Padre,

            noi Figlie del Divino Zelo, desideriamo porgere alla Santità Vostra il nostro filiale e affettuoso saluto di accoglienza, unito ad una immensa gioia per il grande dono offertoci dallo Spirito con la sua elezione a successore di Pietro.

            Abbiamo seguito, in fedele preghiera, il cammino del Conclave e, al grande annuncio della Sua nomina a nostro Padre e pastore, abbiamo continuato con più entusiasmo ad offrire la nostra preghiera e il nostro impegno di vita.

            Confermate nella spiritualità del nostro santo Fondatore, Annibale M. Di Francia, desideriamo esprimerLe  il nostro ossequio di fede e manifestare la nostra fedele obbedienza ad ogni Sua indicazione e ad ogni Suo desiderio di bene.

            Ci colpisce la serenità e la semplicità della Santità Vostra nel voler servire la Santa Chiesa, tanto combattuta e tanto ferita, e in questo vogliamo essere spiritualmente al Suo fianco con il fedele adempimento del nostro carisma di preghiera e di offerta per tutte le vocazioni nella Chiesa. Per noi è un impegno racchiuso in un quarto voto, che dà forma a tutta la nostra vita religiosa e porta alla Chiesa universale la forza del “Rogate” di Cristo, per alimentare la comunione con ogni uomo, aiutandolo a rispondere alla propria vocazione di amore.

            Nell’impegno di benedizione e di preghiera che ci ha chiesto dalla loggia di San Pietro, le assicuriamo la nostra costante spirituale risposta e nello stesso tempo siamo certe della Sua apostolica benedizione, ricca dello Spirito di misericordia che si espande dalla Sua testimonianza.

            Con  filiale ossequio.

Madre M. Teolinda Salemi

                                                                                                    Superiora generale

                                                                                            delle Figlie del Divino Zelo

 

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13/03/2013

Alle 19.06, quando dal comignolo della Cappella Sistina esce la tanto attesa fumanta bianca. Poco più di un’ora dopo, dal balcone di San Pietro, si affaccia il cardinal Tauran che pronuncia la fatidica formula.

Annuntio vobis gaudium magnum;
habemus Papam:

Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum,
Dominum Georgium Marium
Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio
qui sibi nomen imposuit Franciscum

La folla radunata in piazza San Pietro sembra non cogliere subito chi sia il nuovo Pontefice, forse aspettandosi altri nomi, come già era accaduto nel 1978 con l’elezione di Wojtyla. Poi però si comincia a capire e i fedeli commentano la scelta dei cardinali. Il Papa, poi, si affaccia con la veste bianca e si presenta al mondo.

 

Benedizione Apostolica "Urbi et Orbi":

Fratelli e sorelle, buonasera!

Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.

[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]

E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!

E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.

[tutti in silenzio]

Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

[Benedizione]

Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!

 

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SANTA MESSA CON I CARDINALI

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Cappella Sistina
Giovedì, 14 marzo 2013

In queste tre Letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella Prima Lettura il movimento nel cammino; nella Seconda Lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare.

Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.

Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.

Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.

Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia.  

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 http://www.vatican.va/holy_father/francesco/elezione/index_it.htm

 

 
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