Testimonianza

Amici di Texo a Gatare

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Sono stato insieme a 5 ragazzi del Liceo "S. Cannizzaro" nel cuore dell'Africa centrale, in Rwanda, denominato "Paese delle Mille colline", grande quanto la nostra Lombardia; paese che nel 1994, è stato dilaniato da un genocidio che in soli 4 mesi ha fatto quasi un milione di vittime, e sta cercando di ricostruire quel tessuto sociale indispensabile per poter far convivere due diverse etnie presenti sul territorio.

Abbiamo trascorso l0 iorni a Gatare, un villaggio a 2.500 mt di altezza circondato da una ricca vegetazione, raggiungibile solo con una Jeep, dopo aver percorso 80 km di strada sterrata piena di buche, salutati al nostro passaggio da tantissimi bambini sorridenti, impiegando più di 4 ore.

È qui che l'Associazione "Amici di Texo" sta portando il suo sostegno ad una popolazione bisognosa di tutto.

 

La prima impressione che si riceve, è come sia possibile che nel terzo millennio, ci sia ancora tanta gente che vive in condizioni così critiche, costrette a vivere in abitazioni realizzate di solo fango e legna, prive di quei servizi essenziali (quali acqua, luce, per non parlare del gas e del telefono), dei quali noi siamo talmente abituati che non ci rendiamo più conto del loro valore.

         Nonostante ciò è una popolazione molto accogliente, con una dignità direi quasi imbarazzante, che affronta a testa alta tutti i disagi che questa vita di stenti offre loro. Siamo stati circondati dall'affetto di centinaia di bambini, che vestiti di stracci, scalzi e sporchi all'inverosimile per le condizioni igieniche in cui vivono, ci abbracciavano e ci sorridevano in continuazione, chiedendoci solo la risposta di un sorriso o il dono di qualche caramella. Ma nei loro occhi si riflettevano i nostri sentimenti: ci hanno fatti sentire orgogliosi di essere alloro fianco, ma nello stesso tempo tristi e pieni di pensieri per tanta miseria e tanta ingiustizia.

Il punto di riferimento del villaggio è la Comunità delle suore "Figlie del Dvino Zelo" che gestiscono una scuola materna, di 8 classi frequentata da 280 bambini; oltre ad un Centro di sanità ed un centro nutrizionale, dove grazie anche al sostegno di un' altra Associazione di Genova (Komera Rwanda), per lo più composta da medici ed infermieri, si riesce ad offrire un primo aiuto sanitario alla popolazione.

Gli "Amici di Texo del Liceo Cannizzaro" hanno portato il loro aiuto adottando 48 bambini, quasi tutti appartenenti alle famiglie più bisognose e con questo semplice meccanismo si riesce ad aiutare tutta la famiglia del bambino ed indirettamente tutta la comunità. L'Associazione ha anche realizzato un dormitorio che sarà pronto per fine settembre, e che ospiterà all'incirca 80 ragazzi delle scuole medie superiori, così da non dover affrontare tutti i giorni 2/3 ore di cammino per poter andare a scuola.

Un 'ulteriore soddisfazione deriva dall' aver constatato che con la realizzazione di questo dormitorio abbiamo dato lavoro a più di 50 persone del posto per più di 5 mesi; infatti, tutto viene fatto esclusivamente con l'utilizzo di soli strumento manuali, anche i mattoni vengono realizzati sul posto, e fatti essiccare al sole prima della loro applicazione.

Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito, ognuno con le proprie possibilità, alla realizzazione di questo progetto; ma non possiamo certo fermarci qui, abbiamo pensato di poter dare, ad almeno a 2/3 ragazzi la possibilità di raggiungere la laurea pagando loro tutte le spese necessarie.

Può sembrare strano, perché sicuramente c'è molto da fare nel nostro territorio, ma questo primo viaggio in Africa, quei sorrisi dei bambini, ci hanno fatto capire, con le loro mani tese, che non possiamo stare a guardare, non è sufficente mandare dei soldi, bisogna raggiungere quelle braccia, far sentire il nostro calore umano, far sentir loro che non sono soli, che nonostante l'enorme distanza, c'è una comunità a Roma che può e vuole star loro vicini, l'importante è trovare la giusta maniera e forse l'occasione ci è data realizzando un gemellaggio tra la nostra parrocchia e la parrocchia di Gatare; è questo l'auspicio che la comunità di laggiù attende da noi. Potrebbe essere un primo segnale, anche perché entrambe le parrocchie sono dedicate a Maria.

          Voglio salutare con un termine con cui ci salutavano gli adulti rwandasi ed è "Komera", che vuoI dire "Coraggio", e vi garantisco che sentirselo dire da persone a cui manca quasi tutto è davvero commovente...      Antonio Di Fazio

 

 

 

 

Il Sorriso di Josè 

 

     Sono stata a Gatare, in Rwanda, nella missione delle Figlie del Divino Zelo lo scorso luglio con l’associazione Amici di Texo.

Antonio, il presidente dell’associazione, mi ha chiesto di scrivere un articolo su quest’esperienza, ma ho sempre rimandato, mi era difficile trovare le parole, ho provato e riprovato tante volte…

     Mi chiedevo se dovessi fare una cronaca, un racconto o esprimere le mie impressioni, quello che ho sentito, ma ero così piena di immagini, sensazioni, colori, odori, volti, occhi, che non sapevo proprio da che parte iniziare.

     Poi un giorno ho chiuso gli occhi per un momento, ho ripensato all’Africa e la prima immagine che mi è venuta in mente è stato lo sguardo di una bambina… José…

Com’è bella la mia José…

José è una bambina di quattro anni di etnia pigmea (“ma allora esistono davvero?” ho pensato) che ho conosciuto subito, appena siamo arrivati a Gatare, il primo giorno.

     Era lì davanti a noi, a piedi nudi, con una pancia immensa, con i vestiti un po’ sdruciti pieni di polvere che ci osservava, scrutava e quando ho incrociato il suo sguardo un sorriso a 360 denti mi ha fulminato.

     Aveva i capelli cortissimi: beh, anch’io li portavo così quando ero piccola (papà voleva un maschio!) ma… NO, lei li portava corti per evitare il contagio delle pulci! Lo scoprimmo più avanti e la distinzione tra maschio e femmina, soprattutto per i piccolini, era più difficile a causa di tutte quelle piccole dolci teste tutte rasate…

     Aveva una pancia infinita, come quei bei bambolotti che ci sono in giro, ma lei, ahimè, l’aveva per i vermi formatisi per via dell’acqua sporca che beve (a Gatare l’acqua potabile è arrivata solo nel novembre 2005!!!). Lì quasi tutti i bambini hanno questo tipo di conformazione.

José aveva una giacchetta di jeans almeno due taglie più grandi di lei, più che una giacchetta una specie di cappottino che le arrivava fino a piedi… chissà a chi era appartenuta, sicuramente ad una femminuccia molto ben vestita come mostrava il merletto che spuntava lungo i bordi… e poi un vestitino beige rifinito in rosa, tutto sporco, quasi nero: non si chiudeva, era senza bottoni, ma che importanza aveva, la copriva così bene…

     E poi i piedi scalzi, ma anche questa era una cosa normale: tutti i bambini giravano a piedi scalzi soprattutto i più piccoli… le scarpe sono un bene prezioso e non si sprecano o si sporcano così, per stare nella strada il pomeriggio a giocare (dopotutto non era situazione strana: anch’io da piccola avevo la famosa tenuta da gioco per quando andavo a giocare al cortile sotto casa!). L’unica differenza è che per José quella non era la tenuta da gioco, erano i suoi vestiti di tutti i giorni…

     La mia José indossava le scarpe solo per le occasioni speciali, per venire a scuola e la domenica. Come era buffa con le scarpe più grandi della sua misura così le sarebbero durate più a lungo... E infine i suoi occhi, il suo sorriso… mamma mia che sguardo, così ricco di emozioni, limpido genuino, ma allo stesso tempo profondo, serio, adulto, maturo… Era uno sguardo, però, gioioso, felice… Komera komera…. (coraggio) era il saluto della gente di Gatare mentre passavamo…a noi davano coraggio, a noi!!!

     Subito, appena arrivati eravamo stati circondati da tanti bambini… si era sparsa la voce in giro: “dalle Filles du Divine Zele sono arrivati i MUSUNGU (così si chiamano i bianchi da quelle parti) e allora Musungu = palloncini = bonbon bonbon bonbon.

     Era come un intercalare - bonbon, bonbon, bonbon - una buffa richiesta-cantilena che molte volte però non potevamo soddisfare per via del numero di bambini che ci circondavano…

Bonbon bonbon bonbon…in tutti momenti a tutte le ore… E anche dopo averli ricevuti riiniziavano: bonbon bonbon bonbon….

Capirai… José, piccola com’era, era la prima e si rimetteva in fila sperando di prenderne un altro e un altro ancora: era diventato una specie di gioco cercare di rubarci qualche caramella in più, senza che noi ce ne accorgessimo…

     Ai più piccoli o ai meno furbetti che rimanevano a mani vuote però arrivava il bonbon comunque, quello che alla fine era riuscito a prenderne 4-5 subito andava a compensare questa mancanza… così tutti potevano godere del momento bonbon…

Sì, per loro è tutto un gioco, vivono per giocare, ridere e ballare… eh sì, ballano, ballano...

Ballano per darti il benvenuto, per festeggiare un avvenimento importante, per giocare, per passare il tempo, per ringraziarti e ogni situazione viene completata e acquista un senso se accompagnato da una danza…

     Il ballo, le loro danze… che musica! Ancora sento nelle mie orecchie i tamburi che suonano e la voce di Ambrosine, un’insegnante dell’asilo che cantava con tutta la gioia nel cuore! Per i bambini, i ragazzi, gli adulti, la danza è come una catarsi, un modo per andare avanti lì dove è protagonista indiscussa una povertà dignitosa, anche se a volte dura da vivere e da accettare... ma si continua a ballare per ristabilire la pace interiore, per essere felici e per ringraziare il Signore comunque di aver avuto la possibilità di essere sulla terra, di vivere e di poter godere di tutto ciò che li circonda e  anche, perché no, di abitare a Gatare, villaggetto a cinque ore e mezza da Kigali, immerso nel verde più assoluto tra mucche e capre, dove non ci sono ne acqua ne corrente e dove per telefonare c’è bisogno del mitico Donat che arriva con l’antenna per farti da ripetitore e dove, soprattutto, le suore costituiscono la loro isola felice, la loro speranza, la loro guida per imparare a vivere tutto ciò sotto la guida di Mamma Rosa, la Grande Madre di Gatare.

     E alla fine anche su Gatare scende la notte e José, come tutti i bambini, va a dormire presto ma prima di dormire gioca gli ultimi minuti davanti casa con tutti gli altri, nel buio più completo.

     Ricordo ancora il suono delle risate di José e degli altri  in lontananza che facevano da colonna sonora ad un cielo così denso di stelle che sembrava come un soffice piumino che ti avvolgeva, ti faceva perdere nell’oscurità luminosa…

     E in quel luccichio rivedevo il sorriso di José, della mia José e di tutti i bimbi di Gatare con i loro occhi pieni di gioia, di sofferenza, di Vita che hanno accompagnato gli Amici di Texo in questa bella esperienza e se laggiù le stelle luccicano così tanto nonostante tutto… un po’ dovremmo imparare a farle luccicare così anche noi, nonostante tutto.

 

     Grazie alle Figlie del Divino Zelo, agli amici di Texo e a …… José.

                                                                                                          Erica

 

 
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