Testimonianza

Una ragazza in Albania

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  A Vittorio Veneto ho trovato un “pezzo” d’Albania...

 

Solo dopo tre giorni dal mio arrivo qui, mi è stato chiesto se ero disponibile ad aiutare un altra suora nell’animazione della S. Messa in lingua albanese (una volta al mese). Ovviamente, non ho potuto e ne ho voluto dire di no, (perché un tale servizio ha reso “l’esilio” più dolce anche a me). I responsabili della caritas diocesana quando hanno visto che non sapevo dire di no, se mi chiedevano cose riguardanti l’Albania e gli albanesi, mi hanno chiesto di partecipare al campo/missione, che da diversi anni fanno in due villaggi vicino Scutari. Questa volta per dire si, ho dovuto rinunciare agli esercizi spirituali, ma come sempre, le cose belle costano. E’ stato una bella esperienza, voglio però lasciare che ve la racconti Eleonora (nella foto), che per la terza volta è tornata in Albania.  É nella continuità, che si portano a casa i frutti, rispondeva con semplicità, a chi le chiedeva come mai ritornasse per la terza volta. Lei è tra quelli che non vanno in Albania con l’idea di “dare”; ma anche con la convinzione di “ricevere” qualcosa.    

 

Albania 2006: Non c’e’ 2 senza 3!

 

E non c’è due senza tre! Eh sì, proprio vero!! Siamo ormai giunti al terzo anno del “Campo Caritas” (Vittorio Veneto) in Albania e precisamente nei due villaggi di Pistull e Pacram, vicino al Lago di Scutari. Questi nomi vi sono ignoti? State  forse aprendo l’atlante? Purtroppo la vostre ricerche, ahimè, saranno vane! Eh sì, perché questi paesini non vengono citati nemmeno nei cartelli segnaletici albanesi! Ma più introvabile e irraggiungibile è la meta, più c’è gusto nel trovarla e scoprila. Anche quest’anno, come d’altronde ogni anno, il viaggio di ben 1200 km ci ha riservato le solite imprevedibili sorprese, ma che fortunatamente con sorriso e ironia abbiamo superato.

Arrivare in Albania, non è mica cosa facile! E lo abbiamo imparato bene….

Soprattutto l’ entrare, la dogana sembra inespugnabile.

Ma gli inceppi del viaggio sono “un nulla” per chi è pieno di curiosità nel conoscere una nuova Terra e un nuovo Popolo. Così, dopo ore passate in macchina, percorrendo le interminabili autostrade e le stradine del lungo- costa croato e montenegrino che mozzano il fiato per la bellezza del paesaggio, siamo giunti in tarda notte nel: PAESE delle AQUILE.

Cosa c’entrano le aquile con l’Albania, vi starete chiedendo? Gli albanesi chiamano il loro paese SHQIPERI (paese delle aquile) e loro stessi SHQIPTARE, ossia figlie delle aquile.

Così, in questo modo 18 giovani della diocesi di Vittorio Veneto ( non certo provette aquile!), di cui 11 appartenenti al “Gruppo Scout” di Oderzo, capitaneggiati dall’ imparagonabile Don Benito e con l’aiuto dell’inarrestabile Suor Flora si sono apprestati a passare due settimane in questo sorprendente  paese. Tante erano le aspettative, i desideri che ognuno di noi aveva alla partenza, e che inesorabilmente sono cambiati e maturati durante il passare dei giorni. Dopo tutte queste premesse è meglio dire qual era in nostro compito! Nelle due settimane abbiamo organizzato un grest nei due villaggi, il cui tema era:

Ama la terra!

Amarla, aiutarla, conservala, rispettarla, pulirla, ma anche onorarla perché fonte di vita.

Ogni giorno affrontavamo tramite delle storie i vari elementi della natura: sole, acqua, terra, vento, fuoco. Questi poi venivano spiegati tramite giochi e laboratori.

Potete immaginarvi la felicità dei bambini nel vedere che, ragazzi più grandi di loro, per di più Italiani, spendevano del tempo per e con loro. E’ qualcosa di sorprendente per i bambini di questi di due villaggi, che durante l’anno hanno come unica attività di ritrovo la scuola e il catechismo.

Non esistono ancora tutte quelle attività ludiche per bambini, che qui in Italia brulicano tanto, come ad esempio lo sport. Certo, i bambini albanesi di movimento ne fanno tanto: portando le pecore al pascolo, correndo “avanti e indietro” per i campi, nuotando nel fiume, percorrendo chilometri per arrivare al campetto di calcio. Certo, tutto si può dire di questi bambini, ma non che non siano atletici!

Ci siamo inoltre operati per la pittura della chiesa e delle finestre che abbiamo dipinto in stile gotico e nell’offrire dei corsi di Inglese e Italiano che hanno coinvolto non solo i bambini ma anche i ragazzi e adulti.

Ma la sorprese più grande è stato la giornata della “prevenzione dentale”, originale sia per noi che cercavamo di spiegare l’importanza dell’igiene dentale, sia per loro che ci guardavano  sbigottiti.

Ovviamente la gioia più grande per i bambini è scoppiata nel momento in cui abbiamo distribuito loro spazzolini e dentifrici che dentisti vittoriosi e persone comuni ci avevano offerto prima della partenza… una vera e propria confusione per chi si accaparrava per primo lo spazzolino

Posso immaginare ciò che vi sta passando nella mente dopo tutte queste belle immagini di tale terra! Vi domandate dove siano quegli albanesi coinvolti nella criminalità, prostituzione, droga… oh meglio, quelli che ci vengono a “rubare il lavoro”? Di questi ne abbiamo trovati ben pochi.

Forse non sono stata molto attenta, ma la realtà che mi si mostrava era proprio un’ altra! 

La vita in questi due villaggi è genuinamente rurale, legata al ritmo lento e calmo della natura, e scandita dal suono della campana che in tardo pomeriggio chiama uomini e donne dai campi per la messa vespertina. Sembra la realtà che si presentava in Italia agli inizi degli anni ’70.

Se ci si aggira per le stradine sterrate dei due paesini,  oltre ai bambini che corrono “su e giù” per le viuzze si scorgono le donne che orgogliose nei loro vestiti tradizionali, portano fascine di legne, o tornano stanche e curve dal lavoro dei campi, ma che nonostante la fatiche e i gli acciacchi per l’età e una vita di lavoro si fermano a salutarti e a stringerti la mano.

AH, le donne albanesi! Una vita semplice, ma faticosa. Il lavoro nei campi, la famiglia da allevare, una casa da mandare avanti per poi vedere il proprio marito partire per l’Italia o la Grecia o chi sa per quale altro paese.  Ed ecco che rimangono sole, ad educare i figli e come si suol dire “ a mandare avanti la baracca”!.Sono proprio loro il fulcro della comunità albanese, che tiene uniti tutti e tutto. Sono sempre esse che timidamente e gentilmente ci hanno aperto le porte della loro semplici case per offrici frutti, formaggi e bicchieri di Raki ( grappa) e in questo modo incominciano a raccontarti di come la sua famiglia sia sparsa per due o tre stati.

Non si può non leggere il dolore e la sofferenze di non avere tutti i familiari riuniti sotto il proprio tetto.

L’ascolto! Anche se la lingua è stato forse un po’ d’ostacolo abbiamo ascoltato un po’ tutti: giovani, donne, uomini immigrati che tornavano a casa per le vacanze, anziani  che ci raccontavano della loro vita, dei 50 anni trascorsi sotto il regime comunista. Ben chiaro e doloroso è ancora nella mente quel periodo.

L’immigrazione è proprio una piaga per questo paese, ma d’altronde è a volte inevitabile.

Non ci sono prospettive per i giovani e poco lavoro per gli adulti.

L’Albania è un paese che sta lentamente cercando di sollevarsi e svilupparsi, e che sono con il tempo vedrà le cose cambiare. Non possiamo non augurare che quest’aquila torni ad alzarsi al cielo orgogliosa, fiera e piena di speranza per un futuro migliore.

Ora  il gruppo “Campo Caritas Albania” ha  raccolto l’appello d’aiuto per quattro ragazzi/e.

Cerchiamo di offrire loro borse di studio in modo tale che possano continuare i loro studi, che altrimenti sarebbero impossibile poiché le rispettive famiglie non possono soppesarsi delle spese relative all’istruzione.

Dire altro? Noo… solamente al prossimo anno!

                  MIRUPAFSHIM (arrivederci)                                                            

                                                                                                 Eleonora Segat

 
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